Una breve analisi del programma di Futuro Nazionale
L'analisi del programma politico in esame rivela un impianto ideologico chiaramente strutturato attorno a un perno ermeneutico fondamentale: la riconcettualizzazione dello Stato nazionale su base rigorosamente etnica.
Sebbene la nozione di Nazione non venga formalizzata mediante categorie teoriche rigorose, la sua declinazione affiora nitidamente attraverso precise formule testuali che la riducono a un'estensione materiale delimitata da confini geografici naturali; in tale contesto, l'evocazione del pensiero dantesco inerente al «giardino de lo 'mperio» costituisce un travisamento filologico e storiografico, poiché la visione del Poeta non preconizzava affatto il nazionalismo moderno, bensì inseriva la specificità italica all'interno di un'architettura universalista fondata sulla convergenza coordinata dell'Impero e del Papato come istituzioni cosmopolite di ordine e pace.
A questo elemento territoriale si aggiunge la comunità di «diritto e di sangue», una convergenza che evoca in modo inequivocabile la matrice del Blut und Boden (Sangue e Suolo), dispositivo teorico elaborato dal nazionalismo romantico del XIX secolo e successivamente divenuto il nucleo dogmatico dell'ideologia nazionalsocialista.
Da questa impostazione discende ineluttabilmente la concezione della famiglia, intesa non già come nucleo affettivo o formazione sociale aperta, bensì come «società di diritto e di sangue» avente la funzione primaria di riprodurre biologicamente e giuridicamente la sostanza etnica della Nazione.
Nella parabola ideologica del Novecento, l'assolutizzazione del fattore biologico ha storicamente declinato il «sangue» in chiave di gerarchia razziale, rendendo del tutto plausibile la lettura di tali categorie presenti nel programma in termini di latente o esplicita matrice razzista.
Persino ove si volesse accogliere un'interpretazione meno biologicamente determinista, limitando la Nazione a una comunità etno-culturale basata su lingua, tradizione e religione, l'elevazione dell'appartenenza etnica a norma fondamentale dell'ordinamento giuridico produce esiti intrinsecamente autoritari, giacché costringe l'alterità nell'alternativa vincolante tra l'assimilazione coatta e l'espulsione sistemica.
Questo modello di nazionalismo etnico si pone in totale contrapposizione con il paradigma costituzionale nato dalle ceneri dei totalitarismi novecenteschi; la Costituzione repubblicana, infatti, ha capovolto la gerarchia tra Stato ed etnos sostituendo la primazia del sangue con la centralità della persona umana, informata ai diritti inviolabili e al principio di eguaglianza formale e sostanziale di cui all'Articolo 3, che vieta espressamente discriminazioni fondate su sesso, razza, lingua o religione.
L'inquietudine teorica sollevata da tale programma trova un'ulteriore conferma nella prefigurazione dei meccanismi di controllo sociale, laddove si auspica l'identificazione di ogni infrazione, anche minore, attraverso la sinergia tra controllo territoriale di polizia e servizi sociali; questa sovrapposizione concettuale e operativa dissolve la linea di demarcazione tra la funzione amministrativa e penale dello Stato — preposta alla tutela della legalità e alla sanzione degli illeciti — e la funzione dei servizi sociali, preposti al sostegno delle vulnerabilità. La sussunzione dell'assistenza sociale all'interno dell'apparato punitivo e di sorveglianza segna la transizione verso le strutture tipiche dello Stato di polizia, in cui la dimensione sociale diventa mero strumento di disciplinamento e capillare monitoraggio dei cittadini.
Questa architettura istituzionale si riflette infine nella polarizzazione del concetto di identità: laddove il modello costituzionale promuove un'identità dialogica, relazionale e fondata sul riconoscimento reciproco e sulla continua ricerca dell'intesa democratica, la dottrina propugnata dal programma esprime un'identità di tipo monologico e suprematista, la cui affermazione richiede necessariamente la negazione, la subordinazione o la rimozione dell'altro.
In ultima analisi, il quadro teorico-politico che emerge da questa trattazione prefigura un impianto dottrinale tendenzialmente razzista, strutturalmente nazionalista e concettualmente suprematista, il quale, rifiutando i presupposti democratici, pluralisti e universalisti dell'ordine costituzionale repubblicano, si colloca in diretta continuità con la tradizione autoritaria del Novecento, riproponendo i tratti salienti del fascismo e del nazionalismo reazionario.
Commenti
Posta un commento