Una breve analisi del programma di Futuro Nazionale L'analisi del programma politico in esame rivela un impianto ideologico chiaramente strutturato attorno a un perno ermeneutico fondamentale: la riconcettualizzazione dello Stato nazionale su base rigorosamente etnica. Sebbene la nozione di Nazione non venga formalizzata mediante categorie teoriche rigorose, la sua declinazione affiora nitidamente attraverso precise formule testuali che la riducono a un'estensione materiale delimitata da confini geografici naturali; in tale contesto, l'evocazione del pensiero dantesco inerente al «giardino de lo 'mperio» costituisce un travisamento filologico e storiografico, poiché la visione del Poeta non preconizzava affatto il nazionalismo moderno, bensì inseriva la specificità italica all'interno di un'architettura universalista fondata sulla convergenza coordinata dell'Impero e del Papato come istituzioni cosmopolite di ordine e pace. A questo elemento territoriale s...
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L'ORIGINE DELLA FILOSOFIA L’affermazione secondo cui la filosofia nasce in Grecia intorno al VI secolo a. C. intende riferirsi all’apparizione, in quel tempo e in quelle regioni, di un’attività culturale caratterizzata da indagini condotte con metodo critico e razionale. Questa attività si presenta con caratteri propri, distintivi rispetto a forme di pensiero che, pur in qualche modo accostabili ad essa, se non altro per gli ambiti di sviluppo e per gli oggetti di cui si occupavano, procedevano con strumenti e si esprimevano in forme differenti . Con la filosofia si definisce una conoscenza che è tale in quanto non condizionata, ossia libera da ingerenze esteriori all’indagine razionale. Tuttavia il significato di ‘razionale’ non è acquisito una volta per tutte, essendo il risultato di una continua contesa. La filosofia dei Greci non si può comprendere senza fare riferimento all’universo spirituale della polis, la formazione politica che si sostituì, attraverso vicende comple...
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PERCHE’ QUESTA GUERRA È UNA GUERRA REAZIONARIA Con la fine del blocco sovietico è venuto meno un ordine mondiale. Questa è ormai un’evidenza che rasenta la banalità. Si trattava di un ordine basato sulla divisione in tre blocchi (non solo due, poiché tra i due andava consolidandosi il blocco dei cosiddetti non alleati) basato in buona parte sull’equilibrio nucleare e sull’implicito terrore. Le categorie politiche che davano forma a quell’ordine erano quelle impiantate sulla dicotomia amico/nemico. Si tratta delle categorie politiche convergenti nella categoria della sovranità. L’ordine interno e quello internazionale veniva pensato e quindi praticato secondo questa categoria fondamentale, sebbene declinata diversamente. Le varie costituzioni, ossia le varie forme di organizzazione dei poteri e dei rapporti di questi con gli abitanti di un determinato territorio, non sono altro che declinazioni diverse del principio di sovranità. Ovviamente quell’ordine contemplava differenze di sovra...
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«Fino alla seconda metà del XV secolo, o ancora un po’ oltre, il tema della morte regna da solo. La fine dell’uomo, la fine dei tempi prendono l’aspetto delle pesti e delle guerre. Questa conclusione e quest’ordine ai quali nessuno sfugge dominano l’esistenza umana. La presenza che minaccia all’interno stesso del mondo è una presenza scarnita. Ed ecco che, negli ultimi anni del secolo, questa grande inquietudine gira su se stessa; la derisione della follia prende il posto della morte e della sua serietà. Dalla scoperta di quella serietà che fatalmente riduceva l’uomo a niente, si è passati alla contemplazione sprezzante di questo nulla che è l’esistenza stessa» «L’annientamento della morte non è più niente perché era già tutto, poiché la vita non è essa stessa che fatuità, vane parole, strepito di sonagli e scettri di follia. La testa che sarà cranio è già vuota. La follia è l’anticipo della morte. Ma è anche la sua presenza sconfitta, schivata in questi indizi di ogni gior...
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FILOSOFIA E SCIENZA De Chirico. L'inquietudine del filosofo La filosofia ha preteso, spesso, di comprendere il proprio tempo partendo da una nozione dell’essere, ossia dalla metafisica. Questo, oggi, non è più possibile. Questa impossibilità non esclude, tuttavia, che permanga il bisogno di connettere, concettualmente, il proprio tempo in una visione che quanto meno aspiri ad una totalità, sebbene sempre aperta. È evidente, oggi, la separazione delle scienze dalla filosofia intesa in modo tradizionale, ossia o come metafisica o come sistema delle scienze (Enciclopedia in senso hegeliano). La filosofia non può più aspirare ad una fondazione delle scienze. Il loro sviluppo risulta refrattario ad ogni guida filosofica, trovando esse in sé stesse la propria logica. In modo ancora più radicale, si può dire che la scienza è una realtà in grado di autodefinirsi. La riflessione filosofica come comprensione del proprio tempo non può fare a meno della riflessione degli scienziati. Dev...
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L'Idealismo della scienza In Platone converge, per acquisire una nuova fisionomia antisofistica, il pensiero dei primi pensatori che avevano cercato il principio (arché) da cui ogni ente deriva il proprio essere. Su questo punto è essenziale la lezione del Cassirer. L’atteggiamento filosofico di fronte al mondo compare quando dalla considerazione del molteplice esistente si risveglia la coscienza dell’unità dell’essere. Inizialmente la soluzione del problema venne cercata senza abbandonare il terreno dell’esistente molteplice. «Si estrae un esistente singolo, particolare e limitato, per dedurre e ‘spiegare’ geneticamente ogni altro in base ad esso» (Fenomenologia delle forme simboliche. Il linguaggio, La Nuova Italia, 1987, p. 3) A questo livello della riflessione il problema dell’essere non è stato ancora colto nel suo autentico significato. Anche quando il principio viene indicato in un ente ideale (ad esempio il numero di Pitagora o l’atomo di Democrito...
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PERCHÉ LA NOSTRA COSTITUZIONE È UNA COSTITUZIONE DEMOCRATICA? Ci si interroga da sempre sulla natura del ‘politico’, sulle sue categorie fondamentali. In genere le teorie che risultano da questi interrogativi fanno riferimento all’uso legittimo della forza. Si tratta di riflessioni importanti poiché, a meno di visioni ireniche, con quell’uso bisogna fare i conti. Ma se la vita politica fosse tutta racchiusa nelle categorie del politico così rinvenute e si desse una definizione della democrazia sulla base di queste categorie, si perderebbe il significato della democrazia come valore politico e con esso l’essenziale della dimensione politica dell’esistenza umana. Di ciò che sia la “politica” ha scritto, secondo me efficacemente, H. Arendt nel suo Vita activa. Il riferimento è alla polis greca in cui il bios politikos (la vita politica) era la forma di vita di uomini liberati dalla necessità, ossia dalla riproduzione della mera vita biologica. Nella polis l’uomo acquisisce, accanto ...